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ADHD e rischio acuzie psichiatriche in età adolescenziale

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Acuzie psichiatriche in giovane età: necessità di interventi tempestivi

Le acuzie psichiatriche in preadolescenza, adolescenza e giovane età adulta sono sempre più frequenti in PS/DEA, con notevoli sfide nell’organizzazione di risposte a quadri clinici complessi e ad alto rischio prognostico.

Sono rappresentative di un insieme di sintomi, che possono derivare ed essere presenti nell’ambito di diverse diagnosi, spesso in comorbilità.

Questi sintomi sono fortemente influenzati dalle variabili ambientali e di organizzazione dei servizi per quanto riguarda l’espressività, la gestione e le conseguenze.

Nonostante coinvolga un numero limitato di ragazzi e famiglie, l’acuzie psichiatrica in adolescenza ha quadri clinici e conseguenze significativi per il Sistema Sanitario Nazionale, specialmente in assenza di interventi tempestivi e appropriati.

ADHD nell’età evolutiva

Il disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività (ADHD) rappresenta uno dei disturbi neuropsichiatrici più comuni nell’età evolutiva.

La diagnosi richiede la presenza persistente (almeno 6 mesi) di sintomi di inattenzione, iperattività e/o impulsività che iniziano generalmente nelle prime fasi dello sviluppo, influenzando il funzionamento familiare, sociale e scolastico.

Il DSM-5 (Manuale Diagnostico Statistico dei Disturbi Mentali) lo classifica tra i Disturbi del Neurosviluppo. I tassi di prevalenza variano nei diversi studi, ma la persistenza a lungo termine dell’ADHD è notevole, specialmente per le forme inattentive.

La persistenza a lungo termine del disturbo a esordio precoce contribuisce a modellare in modo duraturo alcuni aspetti della personalità dell’individuo intorno al quale si modella la personalità in evoluzione.

I Servizi di Salute Mentale degli adulti spesso non forniscono una presa in carico completa, mancando una visione olistica.

A causa di una difficile transizione tra Neuropsichiatria e Psichiatria, tali servizi si concentrano spesso solo sugli effetti a lungo termine della deviazione dal normale sviluppo del funzionamento, utilizzando diagnosi sintomatologiche che non definiscono adeguatamente il quadro clinico completo.

Alcuni pazienti ricevono diagnosi come il disturbo borderline basate su sintomi presenti fin dalle prime fasi dello sviluppo, che potrebbero, in realtà, richiedere una diagnosi di ADHD.

L’ADHD, inoltre, agisce come una porta di ingresso che favorisce la comparsa di altri disturbi psichiatrici in comorbidità.

Quando altri disturbi si sovrappongono all’ADHD iniziale, il quadro clinico risultante è più precoce, più intenso, più persistente e grave, spesso resistente ai trattamenti.

Con l’evolversi e la comparsa di comorbidità, il quadro clinico diventa più complesso, con l’ADHD che diventa una componente, anche se non sempre predominante.

Il riconoscimento dell’ADHD è facilitato dalla comprensione delle traiettorie evolutive nelle fasi successive della vita.

ADHD e percorso evolutivo

In ottica preventiva e valutativa degli accessi in Pronto Soccorso (PS) per acuzie è utile introdurre un nuovo concetto. La prospettiva evolutiva o traiettoria evolutiva, stabilisce le radici dei quadri psicopatologici ACUTI a partire dall’epoca della prima infanzia e nei Disturbi del Neurosviluppo a essa correlati, che spesso sono presenti in comorbidità.

Questa prospettiva considera le radici dei quadri psicopatologici acuti fin dall’infanzia e nei Disturbi del Neurosviluppo correlati.

Il concetto di percorso evolutivo è cruciale per intercettare, valutare e prevenire il rischio psicosociale, fornendo una visione della storia naturale dei disturbi e creando collegamenti nella psichiatria di transizione nelle diverse fasi della vita.

Valutando una percentuale rappresentativa dei dati di accesso in PS pediatrico di ATS Milano, si è evidenziato che nei preadolescenti e adolescenti con acuzie psichiatriche può spesso essere presente un quadro di ADHD. Questo quadro, a volte già diagnosticato, più spesso misconosciuto, ha un impatto sui percorsi di cura e sulla prognosi ancora poco noto.

La presenza di ADHD può essere di difficile individuazione e complicare il quadro clinico, la risposta ai trattamenti e la prognosi nei quadri psichiatrici acuti e subacuti nei pazienti in questa fascia d’età.

Tuttavia, mancano dati specifici italiani sulla dimensione e caratteristiche di questa associazione, così come sulle attuali modalità di gestione clinica.

Monitoraggio del rischio evolutivo nei pazienti ADHD

Tra i molti pazienti con ADHD che hanno ricevuto una diagnosi e sono in trattamento, solo una parte dovrebbe essere soggetta a monitoraggio specifico per un rischio evolutivo più grave.

Questo monitoraggio è particolarmente importante in relazione alla possibile insorgenza di eventi psichiatrici acuti in preadolescenza e adolescenza.

L’individuazione dei soggetti a più alto rischio può essere declinata nell’ambito di un processo diagnostico, integrato in quello previsto per tutti i pazienti ADHD, ma in grado di individuare indicatori specifici di rischio.

Strategie di valutazione

I diversi livelli di valutazione, dalla sintomatologia ADHD alla considerazione della comorbidità, offrono approcci strutturati per identificare e affrontare le sfide evolutive.

  1. Il primo livello considera la sintomatologia ADHD, enfatizzando la gravità dei sintomi e l’impatto funzionale come predittori di rischio. La presenza di un’impulsività intensa durante la preadolescenza e l’adolescenza è identificata come un elemento di rischio specifico, indicativo della difficoltà nel valutare i rischi in situazioni ambigue.
  2. Il secondo livello di valutazione esamina il contesto, includendo la presenza di una famiglia problematica e difficoltà persistenti nell’adattamento scolastico.
  3. Il terzo livello si concentra su comportamenti specifici, come caos e disorganizzazione, difficoltà nel prevedere le conseguenze delle azioni e scarsa sensibilità sociale.
  4. Il quarto livello introduce specificatori come la disregolazione emotiva, i tratti calloso anemozionali e i tratti narcisistici della personalità.
  5. Il quinto livello di valutazione considera la comorbidità, riconoscendo che l’ADHD può contribuire a quadri clinici più gravi e resistenti ai trattamenti. In particolare, si presta attenzione a disturbi come il disturbo della condotta, il disturbo bipolare, il disturbo da uso di sostanze, i disturbi depressivi, l’ansia sociale e la dipendenza dai dispositivi elettronici.

Numerose scale sono disponibili per valutare dimensionalmente tutti questi piani: K-SADS, CBCL, Scale Conners, ADHD-RS, SNAP, TEMPS, RePost, APSD, ICU, CNS, ecc.

Il percorso diagnostico deve adattarsi al contesto gestionale dell’acuzie (ad esempio, valutazione ambulatoriale, pronto soccorso, ricovero ospedaliero), con livelli di accuratezza variabili in base al setting valutativo.


Articolo tratto dalla lezione del Percorso Formativo Psicologia InFormazione: “Percorsi di cura: l’acuzie e sub-acuzie psichiatrica in pazienti con ADHAD “ del Dr. Federico Raviglione

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